Dopo aver plasmato l’essere umano dalla polvere del suolo come un abile artista, il Creatore pone la sua creatura nel giardino che ha piantato per lei e le affida il compito di «coltivare» (avad) e di «custodire» (shamar) la creazione stessa: «prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gn 2,15). Si tratta di due azioni molto significative che il Creatore chiede all’essere umano di compiere nei confronti del giardino in cui è stato posto e che è stato piantato appositamente per lui. Egli affida all’uomo una missione che riguarda il resto della creazione, di cui anche l’umano fa parte. Di questa missione è interessante notare l’uso del verbo «coltivare» (avad), che in ebraico può significare anche «servire» e che ha spesso un significato cultuale. L’essere umano riceve dal Creatore la missione di lavorare la terra, ma anche di servirla, di onorarla e renderle culto. I racconti della creazione contengono quindi, per tutta l’umanità, una vocazione alla vita e anche la missione di servire la terra. A partire da questa «vocazione comune» che ebrei e cristiani ricevono dal testo di Genesi, l’incontro nazionale dei Colloqui Ebraico Cristiani di quest’anno si soffermerà a riflettere sul tema, urgente e non rinviabile, della custodia del creato. Il Colloquio affiancherà, come sempre, momenti di riflessione a momenti di discussione e condivisione.